Nel lavoro ortodontico, il problema non è solo se i denti si chiudono bene, ma se le basi ossee sono davvero in equilibrio. L’indice di Wits serve proprio a leggere il rapporto sagittale tra mascella e mandibola su una teleradiografia laterale, con un occhio pratico su Classe II, Classe III e compensi dentali. Qui trovi che cosa misura, come si interpreta, dove aiuta davvero e in quali casi può ingannare.
Le informazioni che servono per leggere bene il valore
- Misura la discrepanza anteroposteriore tra i mascellari proiettando i punti A e B sul piano occlusale.
- Un valore positivo orienta verso una tendenza di Classe II, uno negativo verso una tendenza di Classe III.
- Non esiste una soglia unica valida per tutti: sesso, età e popolazione di riferimento contano.
- Funziona meglio quando lo confronto con ANB, visita clinica e crescita residua.
- Può essere falsato da inclinazione del piano occlusale, dentizione mista e compensi dentali.
Che cosa misura l’indice di Wits
Quando uso questa misura, non sto guardando il cranio come fa l’ANB, ma la distanza tra i punti proiettati da A e B sul piano occlusale. I due punti si chiamano AO e BO: la loro distanza lineare racconta quanto il mascellare e la mandibola sono avanti o indietro l’uno rispetto all’altra nel senso anteroposteriore. È una lettura semplice solo in apparenza, perché il risultato dipende molto da come definisco il piano occlusale e dal tipo di occlusione che ho davanti.
In pratica, questa misura mi aiuta a capire se la discrepanza scheletrica è lieve, moderata o più marcata, soprattutto quando voglio completare l’analisi del morso con un dato più lineare e meno geometrico. Per capire perché, però, bisogna vedere come si ricava sul tracciato.
Come si ricava da una teleradiografia laterale
La procedura è breve, ma la precisione sta nei dettagli. Io seguo sempre gli stessi passaggi, perché è lì che si annidano gli errori.
- Individuo il piano occlusale funzionale, cioè la linea che passa attraverso i punti di contatto posteriori più rappresentativi.
- Traccio le perpendicolari dai punti A e B fino al piano occlusale.
- Segno le proiezioni AO e BO.
- Misuro la distanza lineare tra i due punti proiettati e ne valuto il segno.
Se il piano occlusale è difficile da definire, anche la lettura perde stabilità. Succede più facilmente nelle dentizioni miste, quando mancano denti posteriori, se la curva di Spee è accentuata oppure se l’ortodonzia ha già modificato l’occlusione. In questi casi preferisco non fidarmi di un singolo scatto, ma rileggerlo insieme agli altri dati cefalometrici. A quel punto il numero va interpretato, non solo misurato.
Come interpreto il valore nella pratica
La regola clinica di base è intuitiva: valori positivi indicano che BO si trova dietro AO e suggeriscono una tendenza a Classe II; valori negativi indicano che BO è avanti ad AO e puntano verso una tendenza a Classe III. Il punto importante, però, è che non esiste una soglia universale valida per tutti i pazienti.
| Valore | Lettura clinica | Che cosa mi fa sospettare |
|---|---|---|
| Intorno a 0 mm, spesso entro circa 1-2 mm | Rapporto vicino alla norma | Classe I scheletrica o compensazione dentoalveolare |
| Positivo | BO è dietro AO | Tendenza a Classe II |
| Negativo | BO è davanti ad AO | Tendenza a Classe III |
| Più il valore si allontana da zero | Maggiore discrepanza sagittale | Probabile impatto su overjet, profilo e strategia terapeutica |
In un riferimento clinico recente, la classe I è stata collocata intorno a 1 mm nei maschi e a 0 mm nelle femmine; io lo considero un orientamento, non un confine rigido. I valori medi cambiano con sesso, età e popolazione osservata, quindi la lettura corretta è sempre contestuale. Ed è proprio qui che il confronto con ANB diventa decisivo.
Perché lo confronto sempre con ANB e con il volto reale
Da solo, questo numero non mi basta quasi mai. Lo confronto con ANB perché le due misure guardano lo stesso problema da angoli diversi: ANB usa la base cranica come riferimento, mentre Wits si appoggia al piano occlusale. Se uno dei due segnali è alterato e l’altro no, il sospetto clinico cambia molto.
| Aspetto | ANB | Wits |
|---|---|---|
| Riferimento | Base cranica | Piano occlusale |
| Punto forte | Rapido e familiare | Evita parte dei bias della base cranica |
| Limite tipico | Sensibile alla geometria craniale e alla rotazione dei mascellari | Sensibile all’inclinazione del piano occlusale |
| Quando mi aiuta di più | Screening iniziale | Quando ANB sembra poco convincente o ambiguo |
In pazienti con un piano occlusale molto inclinato, uno studio su 122 soggetti ha mostrato più incongruenze tra le due valutazioni. Questo non significa che una misura sia giusta e l’altra sbagliata: significa che il pattern verticale può spostare la lettura e rendere meno lineare il confronto. Per questo io non uso i numeri come due sentenze separate, ma come due lenti sullo stesso volto.
I limiti che possono falsare la lettura
Qui sta il punto che spesso si sottovaluta: questa misura non è meno utile dell’ANB, ma è fragile in modi diversi. Quando il piano occlusale è instabile, la misura diventa meno affidabile; quando la crescita o l’assetto dentale cambiano il piano, cambia anche il numero.
- Dentizione mista o eruzione in corso: il piano occlusale è meno netto e la misura può oscillare.
- Denti posteriori mancanti o usurati: la linea di riferimento diventa meno rappresentativa.
- Curva di Spee molto accentuata: il piano funzionale è più difficile da tracciare.
- Pattern verticale marcato: i casi iperdivergenti possono mostrare letture meno stabili.
- Differenze di sesso, etnia e campione: la “normalità” non è identica per tutti.
- Limite bidimensionale: una teleradiografia laterale semplifica una realtà tridimensionale.
In altre parole, se il dato non torna con il resto del quadro, io non lo scarto subito ma neppure lo considero assoluto. Cerco prima di capire se è il paziente a essere complesso oppure se è la misurazione a essere rumorosa. Questa distinzione, in clinica, fa davvero la differenza.
Quando questo dato cambia davvero il piano terapeutico
Il valore diventa davvero utile quando deve orientare una scelta concreta. Nei pazienti in crescita mi aiuta a capire se la discrepanza sagittale è compatibile con una correzione ortopedico-funzionale, se serve controllare la crescita o se bisogna programmare un approccio più prudente. Negli adulti, invece, il dato mi dice quanto spazio ho per una compensazione ortodontica e quanto è grande il problema scheletrico di base.
- Classe II scheletrica: un valore positivo, soprattutto se accompagnato da overjet aumentato e profilo convesso, rafforza l’ipotesi di retrusione mandibolare o protrusione mascellare.
- Classe III scheletrica: un valore negativo, insieme ad anterior crossbite o profilo concavo, suggerisce una discrepanza sagittale inversa.
- Camouflage ortodontico: se la discrepanza è contenuta e i tessuti molli lo permettono, la misura aiuta a valutare fino a dove spingersi senza promettere miracoli.
- Valutazione chirurgica: se la discrepanza è marcata, il dato non decide da solo, ma rafforza l’idea che una semplice compensazione dentale possa non bastare.
Io lo leggo sempre con la stessa domanda in mente: “Questo valore sta cambiando la decisione o sta solo confermando qualcosa che già sospetto?”. Se non cambia la decisione, allora è un supporto; se la cambia, è una misura davvero clinica.
Il numero utile è quello che migliora la diagnosi, non quello che resta isolato
Il modo più corretto di usare questa analisi, per come la vedo io, è semplice: leggerla insieme a visita, fotografie, impronte o scansioni e crescita residua. Da sola racconta una parte della storia; nel contesto giusto, invece, aiuta a capire se il problema è scheletrico, dentale o un mix dei due.
Se il referto mostra un valore fuori norma, la domanda giusta non è solo “quanto è lontano dallo zero?”, ma anche “il piano occlusale è affidabile, i denti stanno compensando e il profilo conferma la stessa tendenza?”. È questa la lettura che evita errori pratici e rende davvero utile questa misura nella pianificazione ortodontica.